Assisi ha ospitato una Cerimonia commemorativa in onore di Guido Dettoni della Grazia, scomparso il 6 marzo 2026. È stata un’occasione speciale che ha riunito familiari, amici, colleghi e estimatori provenienti da tutto il mondo, per ricordare e rendere omaggio alla sua vita, alla sua opera e alla preziosa eredità che lascia come artista, amico e uomo.
Parole di Ida Dettoni
Figlia e presidente della
Cooperativa Santa Maria delle Rose

Foto: Enrica Bruni
Il 12 settembre è San Guido, ma è anche il giorno del Santissimo Nome di Maria.
Oggi, a sei mesi dalla sua scomparsa, siamo qui ad Assisi per ricordarlo e celebrare ciò che ci ha lasciato.
Sei mesi.
Essere qui, nel luogo che mio padre ha amato e al quale ha dedicato tanti anni della sua vita, ha per me un significato profondo.
Sono sua figlia, ma anche presidente della Cooperativa Santa Maria delle Rose, che da tanti anni si prende cura della Mostra d’Arte Sacra Contemporanea di Guido Dettoni della Grazia, conosciuta da tutti come Mostra MARIA.
Vorrei ricordarlo oggi non soltanto come artista, ma soprattutto come uomo, padre e amico.
Guido era un uomo di grande cultura, curioso e sempre desideroso di conoscere, comprendere e andare oltre ciò che già sapeva.
Aveva un grande cuore e una personalità forte. Era esigente, con sé stesso e con gli altri, ma sapeva soprattutto ascoltare.
Sapeva andare oltre le parole, intuire ciò che una persona portava dentro e riconoscere possibilità che lei stessa forse non aveva ancora scoperto. A volte bastavano una domanda, un’idea o un incoraggiamento per aprire una strada nuova.
Aveva il dono di aiutare gli altri a crescere. Ed era una qualità che apparteneva anche al suo modo di essere padre.
Guido è stato padre di tre figli: Ida, Pax e Axel.
Con ciascuno di noi ha condiviso una parte del suo cammino, in modo diverso.
Mio fratello Axel, ancora giovane, ha lavorato al suo fianco, contribuendo con creatività, entusiasmo e dedizione alle prime mostre MARIA, compresa quella di Assisi.
Mia sorella Pax ha contribuito a far conoscere le sue opere nei luoghi in cui si trovava, con affetto e stima per ciò che aveva creato.
Io ho condiviso con lui il mio percorso, come figlia e, negli ultimi anni, anche attraverso il lavoro.
Tre figli, tre modi diversi di essergli accanto. Per ciascuno di noi, il rapporto con lui è stato anche un percorso di crescita.
Questa sua capacità di ascoltare e comprendere gli altri si ritrovava anche nelle sue amicizie. Guido era un amico profondo e generoso e, in questi mesi, ascoltando i racconti di tante persone, ho compreso quanto fosse importante nelle loro vite.
Ciò che ha lasciato va molto oltre le sue opere.
Lasciava qualcosa dentro.
È forse qui che la sua umanità e la sua arte si incontrano.
Per Guido, l’arte non era soltanto qualcosa da guardare, ma un’esperienza da vivere e condividere attraverso tutti i sensi.
Come lui stesso diceva:
«Le mani vedono, gli occhi toccano.»
Attraverso Manimateria, il suo processo creativo, invitava le persone a entrare in relazione con la materia e a scoprire, attraverso l’esperienza, il proprio modo di vedere e sentire.
Per Guido, creare significava aprire nuove possibilità d’incontro: con l’opera, con gli altri e con sé stessi.
È questa visione che dà significato alla Mostra MARIA ad Assisi.
Non è semplicemente una raccolta di opere, ma un progetto che Guido ha costruito nel tempo, con il desiderio di creare un luogo permanente in cui la sua arte potesse continuare a essere incontrata, vissuta e condivisa anche dopo di lui.
Oggi raccogliamo questa responsabilità: custodire ciò che Guido ha creato e fare in modo che la sua opera continui a parlare alle persone.
MARIA ad Assisi deve rimanere un luogo vivo.
Un luogo in cui le sue opere possano continuare a suscitare emozioni, generare incontri e aprire nuove possibilità.
In questi sei mesi ho capito ancora di più quanto una persona possa continuare a vivere attraverso ciò che ha trasmesso agli altri.
Guido non è più qui per ascoltare, fare una domanda o suggerire un’idea. Eppure, ciò che ha messo in movimento continua a vivere nelle sue opere, nelle persone che ha incontrato e nel progetto MARIA.
Oggi, nel salutarlo come figlia, sento anche di dare voce a un sentimento che forse molti di voi condividono: quello di chi è qui ad Assisi e di chi, pur essendo lontano, partecipa a questo momento con il pensiero e con il cuore.
Per questo oggi non vorrei che il nostro saluto fosse soltanto un addio.
Lo salutiamo qui, nel luogo che ha amato, condividendo il dolore della sua assenza e la gratitudine per ciò che ci ha lasciato.
Continueremo a prenderci cura di MARIA e, quando sarà possibile, a dare forma alle idee che non ha fatto in tempo a realizzare.
Perché onorare Guido significa anche questo: non fermare ciò che lui ha messo in movimento.
Il cammino che ha aperto è ancora davanti a noi.
E noi continueremo quel cammino.
Grazie, Guido.
Grazie, papà.
